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Domenica quattordici giugno 2009
Contro ladorazione dello Stato di diritto
di Marco Baldino
Lo stato di diritto è la più grossa conquista del mondo ocidentale a partire dalla Grecia del VI-V secolo. Noi parliamo spesso di democrazia intendendo con ciò la sovranità popolare, la separzaione dei poteri pubblici, lesistenza di leggi scritte e luniversale subordinazione alla sovranità delle leggi, cioè: democrazia, repubblica, stato-di-diritto e civiltà giuridica insieme, il che è una buona cosa. Tuttavia, nel quasi-giacobinismo quasi-socialista delle società occidentali post-belliche il sistema del diritto è diventato così invasivo da scatenare prima la reazione incendiaria di alcui maîtres penseurs (Marcuse, Reich) e, subito dopo, la sollevazione dei movimenti studenteschi dOccidente. Il Sessantotto e il movimento femminista caddero nella trappola tesa dal sistema social-giacobino, essi finirono con laffermare che tutto è politica; e che il privato è politico, cioè che il principio della sollevazione era lo stesso principio di ciò contro cui ci si batteva, linvasività assoluta del principio di regolazione. Non si comprese che il problema era sottrarsi alla regolazione, non invocarne lapplicabilità incondizionata. Ciò fu dovuto, credo, al grande successo tra gli intellettuali e gli studenti del marxismo come linguaggio unificante del sapere, della cultura e della rivolta, dovette infatti sembrar loro meno parruccone, e al conseguente abbandono del principio liberale secondo cui deve essere ben stabilito nelle leggi, il limite, nel rappaoroto con il cittadino, oltre al quale lo stato non può andare. E invece di ingaggiare battaglia su questo limite, ci si abbandonò allorgia pseduo-rivoluzionaria del tutto-è-politica e del privato-è-politico. Il risvolto negativo dello stato di diritto deve essere criticato. Ritenere che il lavoro sia un dovere, anziché una maledizione, come pensava Paul Lafargue, è già un sintomo di quanto le società occidentali si siano compiaciute nellesercizio della regolamentazione totale della vita dei cittadini. Il termine privato non designa una mancanza, come qualcuno vuole, ancora oggi, ma ciò che è sottratto allieprscopia dello stato. Se dunque qualcosa rimane e deve rimanere segreto, ciò significa che non tutto è politica, tanto meno le qustioni che riguardano la vita e la morte, luso del corpo, il rapporto con la malattia e la cura. Laver trasformato tutta una serie di aspetti della nostra vita in voci di bilancio pubblico ha reso la vita dellindividuo un inferno e, in ogni caso, ha cancellato da essa la bella sensazione di essere liberi davanti alla propria vita. Non è affatto detto che un vita assistita (dalla culla alla tomba), se ciò comporta la scomparsa della libertà, sia più sopportabile di una vita sprotetta. La protezione deve essere sottoposta al giudizio del singolo, non comminata come una purga.
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