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Domenica tre maggio 2009

Quella giusitizia non resa
di Marco Baldino


Franco Volpi era una persona seria. Strano, così l’ho sentito definire all’inizio degli anni Novanta da un collega suo, non inferiore, credo, quanto a levatura scientifica. Non “brillante”, o “geniale”, bensì serio. Forse Marini (Alfredo Marini) voleva dire: uno che non si piega ai facili successi cui certi altri indulgono senza scrupoli. Si parlava di Heidegger e, quindi, in Italia, in quel momento, essenzialmente era Vattimo a dirigere l’orchestra. Di lui si diceva che avesse tradotto Einführung in die Metaphisik dal francese. Serio perché non racconta frottole sul conto, per esempio, di un Heidegger - questo forse intendeva Marini, serio come studioso. Per altro, Franco Volpi era una persona affabile, disponibile, la cui simpatia è oggi quasi proverbiale, mentre Vattimo è un individuo spocchioso, che suscita antipatia in solido. Certo, noi abbiamo bisogno di studiosi come Volpi, ma anche di corsari, purché dallo sguardo lungo, come Vattimo, se questo serve all’elaborazione di una personale proposta filosofica. A Vattimo potremmo forse perdonare la sua antipatia e persino la sua approssimazione di traduttore per il solo fatto averci fatto dono, negli anni Ottanta, del cosiddetto Pensiero debole - checché se ne pensi esso è testimonianza dello sforzo di elaborazione di un punto di vista originale in filosofia. A Volpi dobbiamo invece gratitudine per la grande serietà di studioso, per averci restituito la limpida lettera di materiali, altrimenti inattendibili, del pensiero tedesco del Novecento. Volpi è morto all’età di 57 anni durante le vacanze pasquali di questo 2009, lasciandoci orfani di quindici-vent’anni di fecondità scientifica. Vattimo, dal canto suo, dopo la stagione degli anni Ottanta, non ha prodotto più nulla di significativo e, se possibile, è diventato ancor più antipatico e, quel che è peggio, il suo sguardo si è raccorciato in modo sconsolante. Basti pensare a quella proposta, un po’ stupida più che provocatoria, di boicottare Israele al Salone del libro di Torino, alle stupidaggini sulla teocrazia tibetana e, da ultimo, alle repellenti dichiarazioni sulla necessità di fornire missili più efficaci a Hamas da sparare su Israele. Vattimo ha oggi settantattré anni. Non c’è un pizzico di ingiustiza cosmica in questa cieca ostruzione del giusto avvicendarsi degli esseri secondo l’ordine del tempo?


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