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Domenica sette marzo 2010
La guerra delle regole
di Marco Baldino
Quando invochiamo il rispetto delle regole, a che principio ci appelliamo? democrazia? in verità la democrazia non è che lesercizio del potere en masse. Ora, la questione delle liste sarebbe per me priva di un qualsiasi interesse se, dietro, non vi fosse un nodo, un sorta di paradosso. Il richiamo al principio delle regole, al principio della loro superiorità, inficia, in questa specifico caso, la democrazia, lesercizio del potere da parte del demos, del popolo, mentre lopzione democratica, con cui mettiamo in iscacco le regole, mette in iscacco lo stato di diritto tout-court, ossia il principio secondo cui se le regole non sono al di sopra di tutto si scivola inavvertitamente verso la tirannide.
Ho il sospetto che non potremo uscire da questo tranello con due soli dadi in mano. Tralascio, per brevità, il bisticcio, sempre possibile, tra giuspositivismo e decisionismo e pongo una questione terribilmente di sinistra: la politica è quel paralare e agire insieme per ledificazione di una comune opera, oppure guerra continuata con altri mezzi? Arendt o Foucault? Lallieva di Heidegger ammiratrice della democrazia jeffersoniana o lammiratore di Heidegger che ha messo a nudo la dimensione intima, pulsionale e non giuridica del potere?
Siamo sicuri che mentre auspichiamo la politica come quel discutere insieme in vista del bene di tutti, sotto, dove nessuno vede, non sospettiamo, in tutta franchezza, che non si tratti daltro che di guerra, anzi, che mentre diciamo che ci piacerebbe che la politica fosse un parlare insieme per la costruzione della comune polis, non ci guardiamo con perizia militare dal rivale-nemico perché temiamo di finire arrostiti a fuoco lento?
La domanda che dobbiamo porci non è quindi: chi incarna meglio lideale democratico, chi preserva meglio le regole, bensì: che tipo di tattica è la democrazia? che tipo di tattica bellica è lappellarsi al rispetto delle regole? Ebbene che tipo di tattica è il richiamarsi al rispetto delle regole dinanzi alla questione delle liste elettorali se non il tentativo di profittare senza pietà del fatto che lo schieramento nemico è momentaneamente disorganizzato? Lo stesso, ovviamente, vale per la questione dei Talk Show, anche questa mossa è nientaltro che un tentativo di approfittare della posizione di svantaggio dellavversario per impedirgli di usare la sua arma più temibile. Tutto questo si chiama guerra e fa delle discussioni in atto delle discussioni oziose.
Può darsi che tutto ciò non sia bello, non sia grazioso, non sia aristotelico, ma che non sia politico non si può certo dire. Il discorso del rispetto delle regole è infatti nientaltro che una mossa in campo politico, ovvero bellico, per aggiudicarsi la vittoria, la quale, in ogni caso, sarà senza pietà, senza sconti, nuda, cruda e cocente per i vinti quanto gratificante per i vincitori. Siamo politici, daccordo, e pure democratici, certo, gelosi della civiltà giuridica, ci mancherebbe, ma sempre animali, cioè trepidi bevitori di sangue.
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