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Domenica ventun febbraio 2010
Aggirare lostacolo
di Marco Baldino
L’eterno è la morte, non possiamo illuderci. Ma il senso dell’eterno lo possiamo trovare solo in vita. È solo vivendo che possiamo assegnare un senso all’eterno. Il problema è quindi dare un senso alla morte. Ma nessun valore umano sembra adeguato a riscattare la morte. Morire in battaglia, morire per una causa umanamente giusta, morire per salvare la vita di un altro uomo ... certo, possiamo e, dobbiamo forse, invocare tutto ciò, ma il dolore per la perdita è qui solo vagamente diminuito e, in ogni caso, poiché la norma è che non si muore davanti alle telecamere, ma nel puzzo di una dimenticata corsia d’ospedale, tutto ciò non riscatta affatto l’assurdità della morte, anche quando ci autoconsoliamo dicendoci che quelle sofferenze erano degradanti e che la morte era senz’altro una conclusione desiderabile. Ebbene, anche in questo caso è solo il nostro egoismo che parla e forse anche questo è inevitabile e persino umanamente giusto, ma esso non può pretendere di mascherare il fatto che la morte è eternamente assurda. Dare un senso alla morte è il compito di ogni religione e, da un po’ di tempo, diciamo da Kierkegaard in qua, anche di ogni filosofia. Heidegger ha cercato di rovesciare il problema, facendo della morte non qualcosa di sensato, ma la scaturigine di ogni senso umano possibile: vi è del senso perché l’uomo è l’animale che muore, il problema non è cioè più dare un senso alla morte, ma riconoscere che il morire è alla base di ogni senso. Si tratterà poi di dire in che modo e perché, ma il problema è qui rovesciato. Questo è un vero colpo d’intelligenza, senza dubbio, ma, inevitabilmente, è ancora un modo per aggirare l’ostacolo.
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