Kasparhauser
marcobaldino.web-log
For a weak Anarchism


email - home





Lemmi

aleatoria
bergsoniano
concetto
fortuito
futuro
Greci
Nietzsche
oracoli
orientarsi
passato
pensiero
poesia
tendenza
volontà



This is the End



Domenica diciassette gennaio 2010

Afferrare la tendenza
di Marco Baldino


Dunque: ciò che si è quanto all’esser divenuti tali e al procinto di divenir altro lo chiamo “tendenza”. La macchina di parole con cui ci si conduce sul punto in cui si salta o si rimane, con pianto e con dolore, lo chiamo “poesia”. L’afferramento della tendenza mediante quel salto, tiro o lancio, lo chiamo “concetto”. Il processo consistente in quella produzione poetica capace di condurci sul punto in cui, saltando, afferriamo la tendenza che noi siamo, facendocene un concetto, lo chiamo “pensiero”.

Reperire la tendenza è, in qualche modo, esprimerla; la macchina di parole che la poesia è, con cui mi porto sul posto del salto, è anche il laccio che getto per afferrare la tendenza che sono. Va detto, in primo luogo, che tale tendenza, l’esser divenuti tali qual siamo, non è per necessità ma per “fortuna”. In secondo luogo, questa tendenza, proprio perché tendenza, è sempre il nostro stesso essere costantemente in procinto di divenir altro. Dentro all’attività spirituale - mi rendo conto che qui fa capolino qualcosa di bergsoniano - vi è quindi poesia (macchina d’avvicinamento), pensiero (macchina di cattura), ma anche“progetto”.

Saremmo dunque gli artefici del nostro destino? Direi sic et non, naturalmente. Se, nietzschianamente, assumessimo il fortuito come il frutto della nostra volontà, invertendone il vettore, facendolo cioè guardare all’indietro, allora il progetto, vettore orientato in avanti, non sarebbe che pre-visione, meglio, mera ipotesi sul futuro prossimo, rete lanciata in avanti guardando all’indietro. La volontà sarebbe sì la bussola del nostro navigare, ma il nostro nord non sarebbe altro che il passato, acqua smossa, spuma, scia di detriti.

Ripiegato nello stampo della nostra volontà, il passato, il voluto del nostro presente, ci restituirebbe così solo dei segni, un pallido oroscopo del nostro futuro. Agendo in tal modo, forse solo per istinto, siamo tuttavia giunti molto innanzi, alla poesia e al concetto, alla divinazione del futuro e alla pietà per l’estinto. Ebbene, interrogare il passato (macchina d’avvicinamento), afferrarlo concettualmente (macchina di cattura) e congetturare il futuro (macchina aleatoria) non sono forse lo specifico del nostro modo di stare al mondo? Trarre dal passato oscuri oracoli sul tempo che viene era il proprio dei Greci. Che sia, come pensava Nietzsche, anche la forma dell’uomo a venire?



| indietro | scrivi |














































© 2010 marcobaldino.com