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This is the End
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Domenica dieci gennaio 2010
Il soccombente
di Marco Baldino
I tre sono allievi di Horowitz a Salisburgo nell’anno 1953. Dopo il periodo di Salisburgo, Wertheimer – il protagonista del romanzo è, si può dire, proprio Wertheimer –, i tre amici prendono la loro strada. Glenn diventa Glenn Gould, il narratore, forse lo stesso Thomas Bernhard, fugge dall’Austria, che come Wertheimer trova orribile e insopportabile, e va rifugiandosi prima in Portogallo e poi in Spagna, dove si abbandona a ciò che egli chiama filosofia e che però non sembra esser altro che mera scrittura - si parla infatti di un unico libro, un libro su Glenn Gould -, mentre Wertheimer, che dopo aver sentito Glenn suonare le Variazioni Goldberg era stato colto da un tale senso di sconforto, da una disperazione così onnicomprensiva da distruggergli per sempre il sogno di diventare egli stesso un virtuoso del piano, inizia a sprofondare (untergehen) in un’infelicità sempre più nera, più assurda, rinfocolata da letture di filosofi tetri e assurdi come solo i filosofi francesi sanno essere e ad allacciare relazioni morbose - si aggrappa, soprattutto dopo la morte, in un sol colpo, di incidente d’auto, degli odiati genitori, alla sorella. A questa sorella Wertheimer renderà la vita un inferno e la costringerà, a più di quarant’anni, a fuggire di casa come un ragazzetta innamorata e a sposarsi d’acchito con qualcuno o qualcosa che Wertheimer non può né concepire né sopportare, un industriale, svizzero, cattolico, abitatore di un posto da incubo come Zizers, il più incredibile e infame cimitero che ci sia sulla faccia della terra. Sicché un giorno, preso dalla disperazione, sale su un treno e si reca a Zizers, in Svizzera e, a cento metri dalla casa della sorella, e di quell’uomo, ad un albero tenebroso, che forse lo attendeva lì da sempre, decide questo, se già non se lo portava dietro, come intendimento, sin da Treich: «mi ci impicco». E ci si impiccò.
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